SCORRETTA ATTRIBUZIONE DI QUALIFICA E STIPENDIO



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AGGIORNATI I MINIMALI INAIL



































































































N N.1179/2001REL REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE DEI CONTI SEZIONE GIURISDIZIONALE PER LA REGIONE TOSCANA composta dai magistrati:          Giancarlo Guasparri            Presidente          Angela Silveri                    Consigliere relatore          Enrico Torri                               Referendario ha pronunciato la seguente SENTENZA nel giudizio di responsabilità promosso dalla Procura Regionale nei confronti dei sigg. ·    R.P., R.M., C.M., R.A., S.L., L.M. e N.P., rappresentati e difesi dagli Avv.ti Paolo Emilio Paolini e Marco Manneschi presso lo studio dei quali in Arezzo, Via Verdi n. 13, hanno eletto domicilio; ·    R.G., rappresentato e difeso dall'Avv.to Marco Manneschi presso il cui studio in Arezzo, Via Verdi n. 13, ha eletto domicilio; ·    V.A. e F.G., rappresentati e difesi dall'Avv.to Alberto Rubechi ed elettivamente domiciliati presso lo studio dell'Avv. Leonardo Lascialfari in Firenze, Via Masaccio n. 17; ·    G.C., rappresentata e difesa dall'Avv.to Giuseppe Morbidelli presso il cui studio in Firenze, Via A. La Marmora n. 14, ha eletto domicilio; ·    B.A., B.M., C.A., C.P., F.E., F.M., G.I., G.P., L.F., M.R., P.L., V.V. e V.P.; non costituitisi in giudizio.          Visto l'atto di citazione iscritto al n. 50183/REL del registro di segreteria.          Uditi alla pubblica udienza del 6 dicembre 2000 il relatore, Consigliere Angela Silveri, il P.M. in persona del Vice Procuratore Generale dott. Antonio D'Aversa e gli Avv.ti Marco Manneschi, Paolo Emilio Paolini, Alberto Caretti (per delega dell'Avv. Morbidelli) e Alberto Rubechi.          Esaminati gli atti ed i documenti di causa. \E[s \E[201s SVOLGIMENTO DEL PROCESSO          Con atto di citazione depositato il 31 luglio 2000 il Procuratore Regionale ha chiamato in giudizio dinanzi a questa Sezione giurisdizionale i signori indicati in epigrafe, chiedendone la condanna al pagamento, in favore dell'erario, della somma di lire 64.468.349, oltre a rivalutazione monetaria, interessi legali e spese di giudizio.          Osserva il P.R. che, con delibera della Giunta comunale di Arezzo n. 926 del 1988, la dipendente Gabriella B., istruttore direttivo amministrativo di 7^ qualifica funzionale, venne trasferita all'Ufficio Servizi Demografici con funzioni sostitutive del funzionario responsabile dell'Ufficio e con compiti di organizzazione del lavoro e dei servizi in collaborazione con i singoli responsabili, fermo restando il trattamento giuridico-economico di 7^ q.f. Le funzioni, sempre indicate come temporanee, vennero protratte sino al 19 settembre 1991, quando, con delibera di Giunta n. 4333, venne prevista una “integrazione dello stipendio pari alla differenza tra lo stipendio iniziale della 7° q.f. e dell'8° q.f.” in attesa della “soluzione definitiva da perseguire tramite la previsione di un posto in pianta organica di Funzionario Amministrativo 8° q.f. e conseguente procedura concorsuale”.          Una serie di delibere di identico contenuto, ripetutesi con cadenza regolare, hanno perpetuato nel tempo tale situazione (salvo una interruzione dal 30 giugno al 17 dicembre 1998), senza che fossero apportate le previste variazioni alla pianta organica.          Solo con la delibera di Giunta n. 2053 del 2 ottobre 1997 è stato istituito il posto di funzionario amm.vo (8^ q.f.) per l'Ufficio Servizi Demografici, messo a concorso (unitamente ad altri) con delibera n. 2437 del 16 dicembre 1997. Senonchè, il posto è stato, poi, indicato come disponibile (insieme ad un posto di funzionario presso i Servizi Sociali) per la mobilità dei Segretari comunali, ai sensi dell'art. 17, comma 82, della legge n. 127/1997 e perciò stralciato dalla procedura concorsuale, in quanto al momento non coperto da contratti a termine o da procedure di mobilità ordinaria.          Quindi, l'incarico di direzione è stato nuovamente attribuito alla sig.ra B. con delibera n. 1703 del 17 dicembre 1998 fino al 30 giugno 1999.          Sostiene il P.R. che il Comune di Arezzo ha subito un danno derivante dalla indebita corresponsione alla B. delle differenze retributive corrisposte dal 19 settembre 1991 al 1° ottobre 1997, quantificato dallo stesso Comune in lire 45.255.547, non esistendo in organico - fino a quella data - il posto di 8^ q.f. per l'Ufficio Affari Demografici e considerato che al funzionario di 7^ q.f. spettano anche funzioni di coordinamento. A tale cifra si dovrebbe aggiungere il danno maturatosi successivamente alla delibera istitutiva del posto di funzionario amm.vo, pari a lire 21.212.802, in quanto a detta posizione la B. non poteva essere preposta perché priva del titolo di studio necessario per partecipare al concorso.          Ritiene il P.R. che di tale danno debbono rispondere i Sindaci, gli Assessori, i Sindaci Revisori ed i Segretari Comunali che, in quel periodo, hanno adottato o non hanno impedito che fossero adottati gli atti di attribuzione dell'incarico di direzione alla sig.ra B. con conseguente maggiorazione retributiva e contributiva.          I sigg. R.P., R.M., S.L., C.M., R.A., L.M., R.G. e N.P., costituitisi in giudizio a mezzo degli Avv.ti Paolo Emilio Paolini e Marco Manneschi, hanno osservato che nel 1990 il Comune di Arezzo scelse di potenziare l'Ufficio legale al fine di ridurre il ricorso alle consulenze e alle ditte esterne; per tale ragione all'Avv. R. fu tolta la responsabilità dirigenziale dell'Ufficio Servizi demografici, affidando l'incarico ad un dipendente con funzioni direttive che, come gran parte degli altri direttivi, era in possesso del diploma di scuola media superiore. Il provvedimento trovava, quindi, esplicita giustificazione nell'esigenza di garantire la regolarità del servizio facendo conseguire all'ente un notevole risparmio di spesa. Rilevano, quindi, che non vi è stato alcun atto illegittimo, in quanto, secondo la più corretta interpretazione dell'art. 57 del decreto legislativo n. 29 del 1993, il limite di durata degli incarichi di mansioni superiori non era da ritenere perentorio. Inoltre, circa la mancanza del titolo di studio, hanno osservato che la sig.ra B. è rimasta una dipendente di 7^ q.f. e che la mancanza del titolo di studio non costituisce un impedimento per l'assegnazione di funzioni superiori. Deducono, inoltre, l'insussistenza del danno ingiusto, in quanto la nullità del provvedimento di adibizione a mansioni superiori è stata espressamente introdotta soltanto con il decreto legislativo n. 80 del 1998 e tenuto conto che si trattava di posto dirigenziale rimasto scoperto per esigenze di contenimento della spesa; circostanza che evidenzierebbe anche l'assenza di colpa grave. Hanno, infine, eccepito la prescrizione dell'azione di responsabilità per gli atti antecedenti il quinquennio a partire dalla data di notifica dell'invito a dedurre (25.2.2000). I sigg. V.A. e F.G., costituiti a mezzo dell'Avv. Alberto Rubechi, hanno dedotto in via preliminare: 1) l'inammissibilità dell'azione, in quanto la P.R. non ha motivato le ragioni per cui ha ritenuto di non accogliere le deduzioni difensive svolte dopo la notifica dell'invito a dedurre; 2) la nullità della citazione, non essendo determinato l'ammontare del danno richiesto ai convenuti che, tra l'altro, non rivestivano neppure la carica di Sindaco Revisore del Comune di Arezzo nel periodo cui si riferisce la citazione. Hanno, poi, dedotto nel merito: 1) la mancanza dell'elemento  soggettivo: al riguardo, evidenziano di essere in carica soltanto dal mese di gennaio 1997 e rilevano che tra i compiti dei revisori dei conti non vi quello di verificare la legittimità delle delibere di Giunta, ma quello di esercitare controlli sulla regolarità contabile e finanziaria, nonché di esprimere rilievi o proposte volte a migliorare l'efficienza e l'economicità della gestione; 2) la mancanza dell'elemento oggettivo: sostengono, al riguardo, che con l'incarico di cui trattasi il Comune ha avuto un notevole risparmio di spesa, non sostenendo i maggiori oneri che sarebbero derivati dalla assunzione di un nuovo dipendente; contestano, inoltre, la richiesta di condanna per l'intero ammontare, evidenziando ancora la genericità e inammissibilità dell'atto di citazione. In via subordinata, hanno eccepito la prescrizione quinquennale con riferimento alla proposizione dell'azione giudiziaria, osservando che lo svolgimento delle mansioni superiori è stato disposto con atti deliberativi aventi rilevanza e conoscibilità esterna. La sig.ra G.C., costituita a mezzo dell'Avv. Giuseppe Morbidelli, ha, in via preliminare, eccepito l'intervenuta prescrizione, osservando che il fatto da cui decorre il termine quinquennale è rappresentato dalla delibera di Giunta n. 4333 del 1991; ha richiamato, sul punto, alcuni precedenti giurisprudenziali di questa Corte. Ha, inoltre, rilevato di essere stata Assessore dal 1990 al 1995 con delega alla Cultura e ai Servizi scolastici; la sua partecipazione sarebbe, pertanto, assolutamente marginale, mentre la P.R. avrebbe omesso di fornire qualunque spiegazione sulla misura del danno ad essa imput......