SE L'UTENTE PAGA AL GESTORE IL TICKET SULLA REFEZIONE SCOLASTICA SI HA CONCESSIONE DI SERVIZI



(continua a leggere)


Concessioni di servizi: nomina della commissione dopo il termine per le offerte



































































































DELIBERAZIONE N DELIBERAZIONE N. 47 Adunanza del 4 maggio 2011 VISF/GE/10/67664  Oggetto: “appalto relativo al servizio di refezione scolastica nelle scuole di infanzia e nelle scuole primarie statali del territorio comunale per il triennio scolastico 2010/2013”. Stazione appaltante: Comune di Ragusa. Esponente: GEMEAZ CUSIN S.p.A.. Riferimenti normativi: D.Lgs. 163/2006, artt. 3, co. 12, 29, co. 1, 30, co 2; art. 1, n. 4, direttiva 2004/18/CE; 2006/C179/02.   IL CONSIGLIO   Vista la normativa sopra richiamata Vista la relazione della Direzione Generale Vigilanza Servizi e Forniture   Considerato in fatto In relazione alla procedura di gara in epigrafe, la società GEMEAZ CUSIN S.p.A ha fatto pervenire all’Autorità una segnalazione per rappresentare tre censure in ordine al bando di gara. In particolare, la prima censura era attinente al punto 3 del bando (“Importo”), in quanto dalle informazioni in esso contenute non sarebbe stato possibile determinare la base d’asta complessiva, ossia comprensiva, oltre che del prezzo pagato dall’Ente territoriale (a copertura parziale del costo del servizio), anche della tariffa pagata dall’utenza. Inoltre, si rilevava che nella lex specialis non vi era nessuna informazione circa il numero dei soggetti titolari del diritto di fruire di una tariffa agevolata e del modo di ripartizione delle fasce sociali di agevolazione. La seconda era relativa al punto 15.1 del bando, nel quale è prevista una formula matematica per la valutazione dell’offerta economica la cui applicazione costituirebbe un favor nei confronti dell’operatore economico che offre “la migliore offerta economica” a nocumento del concorrente che invece offre “la miglior offerta tecnica”, danneggiando in tal modo l’offerente che pone maggiore attenzione all’aspetto tecnico/qualitativo nella presentazione dell’offerta complessiva. La terza, ed ultima, censura era relativa al mancato richiamo nella lex specialis della norma contenuta nell’art. 2 della legge regionale siciliana n. 15/08 (art. 2, “Misure di contrasto alla criminalità organizzata”). L’Autorità ha ritenuto di avviare un’attività istruttoria sul caso di specie, muovendo i seguenti profili di contestazione. Al di là delle doglianze rappresentate dalla società GEMEAZ COUSIN S.p.A., in via preliminare si è mossa una censura in ordine alla qualificazione della procedura di gara, apparendo configurarsi più propriamente una “concessione di servizi” piuttosto che un “appalto di servizi”. Si è inoltre rilevato che tra i requisiti di partecipazione è stato impropriamente incluso il requisito del possesso del centro cottura ad una distanza non superiore a 50 km dal luogo di consumo dei pasti ed, infine, che nel bando è stata prevista l’assegnazione di un punteggio alle offerte tecniche dei concorrenti che hanno un centro cottura ubicato “entro i 50 km”, in “Provincia” e “nel Comune”. Con riferimento, invece, alla prima censura del segnalante (importo posto a b.a.), l’Autorità ha osservato che il calcolo del valore stimato dell’affidamento deve essere basato sull’importo totale pagabile al netto dell’IVA, valutato dalle stazioni appaltanti (art. 29, co. 1, primo periodo, D.Lgs. 163/2006); ne consegue che l’importo a b.a. avrebbe dovuto includere anche la tariffa pagata da tutti i potenziali fruitori del servizio pubblico. Per ciò che attiene, poi, alle ultime due censure, si è richiesto alla stazione appaltante di fornire ulteriori informazioni, in particolare riguardo alla formula matematica utilizzata per la determinazione del “prezzo del pasto” ed alle previsioni del citato art. 2 della L.R. 15/08. Il Comune di Ragusa ha fatto pervenire all’Autorità le osservazioni di seguito evidenziate. In relazione alle questioni preliminari eccepite dall’Autorità, la stazione appaltante ha osservato che l’affidamento del servizio in oggetto, se “fino allo scorso anno scolastico, esso aveva inequivocabilmente le caratteristiche dell’appalto di servizio pubblico”, dal corrente anno può in effetti presentare le caratteristiche della concessione. Infatti, nel caso di specie la S.A. ritiene che ricorra il primo elemento peculiare del contratto di concessione rispetto al contratto di appalto, ossia che il destinatario del servizio erogato sia l’utenza (la quale sostiene parte del costo del servizio di refezione scolastica di cui fruisce). La stazione appaltante riserva, invece, qualche perplessità nel rinvenire il secondo elemento tipico delle concessioni, ossia l’accollo del rischio da parte dell’aggiudicatario, in quanto: il contributo medio del Comune è pari all’incirca al 59% del prezzo del singolo pasto; la domanda risulta anelastica; il pasto viene erogato solo a seguito della prenotazione e percezione del ticket da parte degli utenti. Per ciò che attiene al divieto di commistione tra requisiti soggettivi di partecipazione e requisiti oggettivi delle offerte, la S.A. ha ritenuto “di non essersi allontanati troppo da detta prescrizione” in quanto all’art. 8 del capitolato è previsto che solo la ditta aggiudicataria “dovrà organizzare il piano dei trasporti, in modo tale che i tempi di produzione e consumo siano razionali e comunque non superino i 40 minuti”; ha precisato, poi, che la “distanza del centro di cottura” è sembrata un indicatore più oggettivo della modalità organizzativa del servizio considerato rispetto al tempo di consegna, soggetto a troppe variabili e in gran parte dipendente dalla stessa distanza; ha sottolineato, infine, che il suddetto requisito non violerebbe il principio di non discriminazione perché non riguarda l’ubicazione della sede legale o operativa ma appunto il centro di cottura; e che “il fatto che, in mancanza di diversa prescrizione, il possesso di tale requisito potesse essere anche solo dichiarato, consentiva all’impresa interessata di partecipare, anche senza disporne effettivamente, e di organizzarsi in tal senso solo al momento dell’eventuale aggiudicazione; come appunto ritenuto opportuno da codesta AVCP”. Circa le doglianze del segnalante, la stazione appaltante, in relazione alla prima, ha rappresentato che il bando e il capitolato d’appalto hanno fornito tutti gli elementi (n. anni del servizio; n. presunto dei pasti giornalieri; n. medio delle giornate, nel corso dell’anno scolastico, nelle quali assicurare il servizio; prezzo unitario del pasto posto a base d’asta; costo del servizio a carico del Comune), per determinare con un semplice calcolo il valore complessivo dell’appalto (che indica in 2.193.750,00 euro oltre IVA). A tal riguardo, è stato aggiunto in primis che, comunque, non sarebbe necessario conoscere il numero dei soggetti titolari del diritto di fruire di una tariffa agevolata ed il modo in cui sono ripartite le fasce sociali di agevolazione, poiché all’impresa aggiudicataria sarà corrisposta la differenza fra il prezzo di aggiudicazione del singolo pasto e quanto da ciascun utente pagato; ed in secundis che per un calcolo preciso “occorrerebbe conoscere la frequenza (in senso statistico) dei soggetti ricadenti nelle varie fasce”, esatta consistenza di cui “si potrà avere contezza solamente a servizio avviato”. Si è concluso sul punto osservando che “il fatto che, nel bando di gara non sia stato indicato, quale valore dell’appalto, il costo totale del servizio, ma solo la somma massima presuntivamente posta a carico dell’amministrazione, potrà magari essere censurato sotto l’aspetto del rispetto formale di quanto previsto dal comma 1 dell’art. 29 del Codice dei Contratti Pubblici” ma non dal punto di vista della suddetta impossibilità di calcolare la b.a. Con riferimento, poi, al rilievo sollevato dall’Autorità che la b.a. debba includere anche quanto pagato dall’utenza, il Comune di Ragusa ha ritenuto che “occorra distinguere tra valore del contratto e importo a base di gara, inteso come valore rispetto al quale formulare la percentuale di ribasso” e che fosse “preferibile fare riferimento e indicare come base d’asta un dato di maggiore concretezza, quale il prezzo unitario del pasto, come quantificato dal competente ufficio, piuttosto che il valore complessivo, non predeterminabile, se non in via presuntiva, in quanto condizionato dalla domanda effettiva”. Per quanto attiene alla censura della formula matematica - premettendo che l’inconveniente indicato dal segnalante si verifica solo “congiunto a due circostanze, poche offerte e percentuali di ribasso con scarto minimo” - si è evidenziato che, attesa l’urgenza di provvedere all’erogazione del servizio in oggetto, “la stazione appaltante non avrebbe potuto che attenersi a quanto prescritto dal bando come metodo di calcolo”. Riguardo, infine, al mancato rispetto delle previsioni normative di cui all’art. 2 della legge regionale n. 15/2008, dopo aver riportato quanto disposto dal suddetto articolo, ha osservato che tale censura è palesemente falsa considerato che il bando di gara prevede esattamente quanto disposto dalla suddetta norma (v. pag. 10).