.SONO ILLEGITTIMI I LIMITI ALLA CIRCOLAZIONE DEI RIFIUTI



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Regime IVA per mutui INPDAP



































































































SENTENZA N SENTENZA N.505 ANNO 2002 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE COSTITUZIONALE composta dai Signori: - Cesare RUPERTO Presidente - Riccardo CHIEPPA Giudice - Gustavo ZAGREBELSKY " - Valerio ONIDA " - Carlo MEZZANOTTE " - Fernanda CONTRI " - Guido NEPPI MODONA " - Piero Alberto CAPOTOSTI " - Annibale MARINI " - Franco BILE " - Giovanni Maria FLICK " - Francesco AMIRANTE " - Ugo DE SIERVO " - Romano VACCARELLA " - Paolo MADDALENA " ha pronunciato la seguente SENTENZA nel giudizio di legittimità costituzionale dell’art. 33, commi 3 e 4, della legge della Regione Veneto 21 gennaio 2000, n.3 (Nuove norme in materia di gestione dei rifiuti), promosso con ordinanza del 30 novembre 2001 emessa dal Tribunale amministrativo regionale del Veneto sul ricorso proposto da Ecograf s.p.a. contro la Provincia di Treviso ed altri, iscritta al n. 111 del registro ordinanze 2002 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 12, prima serie speciale, dell’anno 2002. Visti l’atto di costituzione della Sita Italia s.p.a. (già Ecograf s.p.a.), nonché gli atti di intervento della Regione Veneto e della Geo Nova s.p.a.; udito nell’udienza pubblica dell’8 ottobre 2002 il Giudice relatore Franco Bile; uditi gli avvocati Massimo Malvestio per la Sita Italia s.p.a. (già Ecograf s.p.a.), Giorgio Orsoni per la Regione Veneto, Franco Zambelli e Mario Ettore Verino per la Geo Nova s.p.a. Ritenuto in fatto 1. - Con l’ordinanza indicata in epigrafe, il Tribunale amministrativo regionale del Veneto ha sollevato d’ufficio la questione di legittimità costituzionale dell’art. 33, commi 3 e 4, della legge della Regione Veneto 21 gennaio 2000, n. 3 (Nuove norme in materia di gestione dei rifiuti), ritenendolo in contrasto con gli articoli 3, 11, 41, 117 e 120 della Costituzione, nonché con l’art. 22 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22 (Attuazione delle direttive 91/156/CEE sui rifiuti, 91/689/CEE sui rifiuti pericolosi e 94/62/CEE sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio), <<nella parte in cui vieta il conferimento nelle discariche ubicate nel Veneto di rifiuti speciali provenienti da fuori regione, consentendo una riserva per tali rifiuti pari al 15% della capacità residua alla data di entrata in vigore della legge>>. L’ordinanza è stata resa nel corso del giudizio introdotto dalla s.p.a Ecograf (poi divenuta Sita Italia s.p.a.) contro la Provincia di Treviso e la Regione Veneto, per ottenere l’annullamento del provvedimento provinciale, con il quale era stata imposto il limite del 15% della capacità residua allo smaltimento di rifiuti di provenienza extraregionale nello stabilimento di proprietà della ricorrente, nonché di una circolare regionale contenente i primi indirizzi operativi di applicazione e degli atti connessi, ed inoltre il risarcimento del conseguente danno. Il rimettente riferisce: che la società ricorrente è proprietaria di un impianto per lo smaltimento di rifiuti speciali, approvato con decreto del Presidente della Giunta regionale del 26 luglio 1990 ed autorizzato all’esercizio con decreti provinciali; che l’impianto era stato realizzato in previsione dello smaltimento di una quantità minima giornaliera di rifiuti speciali e la sua attività, essendo insufficiente l’offerta di smaltimento di rifiuti provenienti dalla Regione Veneto, si era basata per circa l’80% sullo smaltimento di rifiuti provenienti da altre regioni; che improvvisamente, con decreto 21 agosto 2000, la Provincia di Treviso, in dichiarata applicazione dell’art. 33, commi 2, 3 e 4, della legge della Regione Veneto n. 3 del 2000, aveva introdotto il divieto di smaltimento nell’impianto di rifiuti provenienti da fuori della Regione <<in misura superiore al 15% della capacità ricettiva residua della discarica>>, così privando la ricorrente, dopo anni dal suo inizio, della possibilità di svolgere una parte essenziale e vitale della propria attività e di sopravvivere sul mercato; che il provvedimento doveva reputarsi illegittimo, secondo la prospettazione principale della ricorrente, in quanto la legge regionale poteva trovare applicazione solo alle discariche nuove, e secondo la sua prospettazione subordinata, in quanto applicativo di una disposizione legislativa in contrasto con gli articoli 3, 11, 32, 41 e 117 della Costituzione; che le amministrazioni resistenti si sono costituite chiedendo la reiezione del ricorso e nel giudizio è intervenuta ad adiuvandum la s.r.l. Vidori Servizi Ambientali, società esercente la stessa attività della ricorrente, aderendo alla sollevata eccezione di illegittimità costituzionale; che la causa è stata posta in decisione all’udienza del 4 luglio 2001. Il rimettente, disattesa la prospettazione principale della ricorrente, ritiene rilevante e non manifestamente infondata la subordinata questione di costituzionalità, proposta dalla ricorrente in riferimento agli artt. 11 e 117 Cost. (in quanto vi sarebbe lesione degli interessi nazionali e dei principi della materia, fissati con il d.lgs. n. 22 del 1997, di ricezione delle direttive comunitarie, nonché delle competenze di programmazione nazionale spettanti allo Stato), all’art. 3 Cost. (per disparità di trattamento fra operatori di diverse regioni), all’art. 41 Cost. (per lesione della libertà di iniziativa economica) ed all’art. 120 Cost. (per imposizione di ostacoli e limitazioni alla libera circolazione di cose). Secondo il giudice rimettente la prospettazione della ricorrente sarebbe suffragata dalla giurisprudenza di questa Corte, dalla quale emergerebbero i seguenti principi: a) per i rifiuti urbani non pericolosi e per quelli speciali assimilabili, la sentenza n. 196 del 1998 avrebbe stabilito il principio della prossimità ed il divieto di smaltimento extraregionale; b) per i rifiuti pericolosi e per quelli tossici nocivi, la sentenza n. 281 del 2000 avrebbe stabilito il principio dello smaltimento presso impianti specializzati, che supererebbe quello di vicinanza e determinerebbe l’impossibilità di imposizione di veti allo smaltimento extraregionale; c) per i rifiuti speciali non pericolosi la sentenza n. 335 del 2001 avrebbe parimenti stabilito la cedevolezza del principio della vicinanza di fronte alla necessità di smaltimento in impianti specializzati. Pertanto il caso in esame si porrebbe nell’ambito delle stesse fattispecie già scrutinate. D’altro canto, la norma non potrebbe essere ritenuta legittima - come vorrebbero le amministrazioni resistenti - né per il fatto che non prevede un divieto assoluto allo smaltimento extraregionale e che la situazione non sarebbe, pertanto, assimilabile a quella esaminata dalla sentenza n. 281 del 2000, né per il fatto che al rimettente sarebbe inibito di censurare la misura della quantità smaltibile, in quanto afferente alla discrezionalità legislativa. Infatti, la misura prescelta sarebbe illegittima <<nella parte in cui comprime sensibilmente la possibilità di smaltimento extraregionale>>, poichè la norma riserva la percentuale del 15% non in relazione alla capacità complessiva della discarica, bensì con riferimento a quella residua alla data di entrata in vigore della legge. La quota di riserva sarebbe così <<talmente irrisoria - o potrebbe potenzialmente esserlo - da vanificare, in sostanza, la possibilità di smaltimento di rifiuti extraregionali, sicché diviene difficile individuare differenze concrete tra il divieto assoluto previsto nelle leggi del Piemonte e del Friuli-Venezia Giulia e quello, temperato nella forma ma non, per quanto detto, nella sostanza, della legge veneta>>. Il principio di prossimità, del resto, potrebbe essere coniugato con quello della specialità <<anche indifferentemente dalla riserva infraregionale>> in caso di <<impianto bensì ubicato in regione confinante, ma viciniore rispetto a quello analogo situato nel territorio regionale>>. 2. - Si è costituita in giudizio la parte ricorrente del giudizio a quo s.p.a Sita Italia, già Ecograf s.p.a., insistendo per l’accoglimento della questione, sia nel presupposto dell’assimilabilità della fattispecie a quelle scrutinate dalla Corte con le sentenze n. 281 del 2000 e 335 del 2001, sia perché essa, come quelle, riguarda impianti di smaltimento di rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi, sia perché la norma censurata ha introdotto un divieto o comunque un limite ex lege allo smaltimento negli impianti veneti di rifiuti speciali di ogni tipologia provenienti da fuori regione. L’elemento di differenziazione sarebbe costituito solo dalla previsione della modesta percentuale del 15% per la possibilità di smaltimento di rifiuti di provenienza extraregionale, che sarebbe stata introdotta <<con l’evidente intento …… di sottrarsi alla altrimenti scontata censura del Giudice Costituzionale>> e, tuttavia, non sarebbe idoneo a raggiungere questo obbiettivo, in quanto le ragioni poste alla base delle suddette decisioni sarebbero sussistenti <<ogni qualvolta si pretenda di introdurre un limite alla circolazione del rifiuto speciale e speciale pericoloso da Regione a Regione, senza prevedere allo scopo adeguati strumenti amministrativi, flessibili e modificabili all’occorrenza, per garantire con sicurezza che i ......