SOSPENSIONE DEL DIPENDENTE PUBBLICO



(continua a leggere)


I LIMITI DELL'AFFIDAMENTO DI SERVIZI SENZA GARA



































































































REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO N.4244/2006 Reg.Dec. N. 4000 Reg.Ric. ANNO  2001 Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta) ha pronunciato la seguente DECISIONE sul ricorso in appello n. 4000/2001 proposto da Bellia Luigi, rappresentato e difeso dall’avvocato Mimma Guelfi e dall’avvocato Mario Menghini, ed elettivamente domiciliato presso lo studio di quest’ultimo, in Roma, via della Mercede, n. 52; contro Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (I.N.P.S.), rappresentato e difeso dagli avvocati Valerio Mercanti ed Elisabetta Lanzetta, ed elettivamente domiciliato presso l’Avvocatura dell’Ente, in Roma, via della Frezza, 17; per la riforma della sentenza del T.A.R. per la Liguria sez. II, 12 aprile 2000, n. 373, resa tra le parti. Visto il ricorso con i relativi allegati; visto l’atto di costituzione in giudizio dell’amministrazione appellata; viste le memorie prodotte dalle parti a sostegno delle rispettive difese; visti tutti gli atti della causa; relatore alla pubblica udienza del 28 aprile 2006 il consigliere Rosanna De Nictolis e uditi l'avvocato Menghini per l’appellante, e l’avv. Mercanti per l’appellato; ritenuto e considerato quanto segue. FATTO E DIRITTO    1. Con provvedimento dell’I.N.P.S. del 14 settembre 1995 il sig. Bellia Luigi, all’epoca dipendente dell’Ente, veniva sospeso obbligatoriamente dal servizio, essendo stato sottoposto a misura cautelare restrittiva della libertà personale.    Con provvedimento del 27 luglio 1996, n. 261 l’Ente respingeva la domanda di riammissione in servizio proposta dal Bellia, nel frattempo scarcerato, e disponeva la sospensione cautelare facoltativa fino alla sentenza penale definitiva.    Contro tale provvedimento l’interessato proponeva ricorso al T.a.r. per la Liguria, che veniva respinto con la sentenza in epigrafe.    Con l’atto di appello l’originario ricorrente contesta la sentenza con i seguenti motivi.    2. Con il primo motivo di appello si lamenta che il provvedimento di sospensione cautelare facoltativa dal servizio sarebbe tardivo, essendo intervenuto a notevole distanza di tempo dalla data di cessazione della misura cautelare penale restrittiva della libertà personale (avvenuta il 17 ottobre 1995).    Ad avviso dell’appellante tale provvedimento dovrebbe essere adottato entro novanta giorni dalla cessazione della misura cautelare restrittiva della libertà personale.    2.1. La censura è infondata.    Giova premettere che nel pubblico impiego la sospensione cautelare obbligatoria dal servizio è un atto dovuto da parte dell’amministrazione, in conseguenza di una misura cautelare restrittiva della libertà personale, che impedisce la prestazione dell’attività lavorativa e dunque interrompe il sinallagma.    Tale sospensione cautelare obbligatoria non cessa automaticamente quando cessa la misura cautelare penale, occorrendo un provvedimento di revoca (C. Stato, VI, 30 aprile 2002, n. 2327; C. Stato, VI, 24 maggio 1996, n. 732; C. Stato, VI, 15 aprile 1996, n. 551; C. Stato, IV, 18 gennaio 1996, n. 53; C. Stato, IV, 15 maggio 1995, n. 335).    Ciò in quanto l’amministrazione non è in grado di conoscere la data della cessazione della misura cautelare penale.    E’ pertanto onere del dipendente che aspiri ad essere riammesso in servizio, cooperare con l’amministrazione, notiziandola del venir meno dell’impedimento alla riattivazione del rapporto di lavoro (C. Stato, VI, 30 aprile 2002, n. 2327).    Si deve perciò affermare che l’amministrazione è tenuta a revocare la sospensione cautelare obbligatoria con decorrenza dalla data in cui ha notizia della cessazione della misura cautelare penale, e dunque del venire meno dell’impedimento allo svolgimento del sinallagma.    Dalla data di conoscenza della cessazione della misura cautelare penale, decorre anche il termine entro cui l’amministrazione deve valutare se riammettere il dipendente in servizio, ovvero applicare la sospensione cautelare facoltativa.    Resta infatti ferma la facoltà dell’amministrazione, a seguito della revoca della sospensione cautelare obbligatoria, di valutare se debba disporsi la sospensione cautelare facolt......