TARIFFE IDRICHE: NON IMPUGNABILI LE DELIBERE ATO



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MODALITA’ PER IL LAVORO OLTRE I LIMITI DI ETA’



































































































N N.817/05 Reg.Dec. N. 3500 Reg.Ric. ANNO 2004 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta) ha pronunciato la seguente DECISIONE sul ricorso in appello proposto dal Comune di Sandrigo, rappresentato e difeso dall'avv. prof. Mario Bertolissi, dall'avv. Paolo Piva e dall'avv. Luigi Manzi, ed elettivamente domiciliato presso lo studio dell'ultimo in Roma, via F. Confalonieri, n. 5; contro l'Autorità d'Ambito Territoriale Ottimale "A.A.T.O. Bacchiglione", rappresentato e difeso dall'avv. Mario Testa, ed elettivamente domiciliato presso lo studio dell'avv. Salvatore Di Mattia in Roma, via F. Confalonieri, n. 5; e nei confronti dell'A.I.M. Vicenza S.p.a, non costituita; per l'annullamento della sentenza n. 5676 del 12 novembre 2003 del Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto, sez. I, resa inter partes. Visto il ricorso con i relativi allegati; Visto l'atto di costituzione in giudizio dell'Autorità appellata; Viste le memorie prodotte dalle parti a sostegno delle rispettive difese; Visti gli atti tutti della causa; Alla pubblica udienza del 26 novembre 2004, relatore il Consigliere Giuseppe Romeo, uditi l'avv. Andrea Manzi per delega dell'avv. Luigi Manzi, e l'avv. Testa; Ritenuto e considerato in fatto e in diritto quanto segue. FATTO e DIRITTO 1.- Con la sentenza impugnata, il TAR Veneto ha respinto il ricorso del Comune di Sandrigo avverso la deliberazione (n. 13/2002) dell'AATO Bacchiglione di approvazione delle convenzioni per singolo gestore salvaguardato, con l'allegata determinazione del compenso per i servizi idrici, nella parte in cui sono state approvate le tariffe per il servizio idrico integrato, nonché avverso la successiva deliberazione di ricalcolo delle tariffe suddette per le gestioni salvaguardate APGA e CVS (impugnata con motivi aggiunti). 2.- Appella il Comune di Sandrigo, il quale ripropone i motivi, dichiarati infondati dal primo giudice, e chiede la riforma della sentenza impugnata. 3.- Resiste l'Autorità d'Ambito Territoriale Ottimale "A.A.T.O. Bacchiglione", eccependo l'inammissibilità e l'improcedibilità del ricorso d'appello (e di quello originario), e sostenendo l'infondatezza del gravame. 4.- Il ricorso è stato trattenuto in decisione all'udienza del 26 novembre 2004. 5.- Il Collegio deve esaminare, in via preliminare, due eccezioni sollevate dall'Autorità resistente: la prima riguarda l'irregolarità del mandato conferito dal Sindaco del Comune di Sandrigo a stare in giudizio, perché la delibera di Giunta Comunale del 26.2.2004 ha autorizzato il Sindaco a conferire "la procura allo studio degli avv. ti Bertolissi M. e Piva P.", e non agli avvocati Mario Bertolissi e Paolo Piva; la seconda concerne la sopravvenuta carenza di interesse alla decisione del ricorso, in quanto l'A.A.T.O Bacchiglione è intervenuta, nelle more del giudizio, a determinare nuovamente le tariffe relative a tutti i gestori del servizio idrico integrato, "anche con riferimento all'esercizio 2003" (deliberazione n. 11 del 2003). Deve essere disattesa la prima eccezione, dal momento che non sussiste alcun dubbio che la Giunta Comunale, sia pure con una espressione imprecisa, abbia inteso avvalersi della prestazione professionale dei due avvocati indicati nella deliberazione del 26.2.2004, cioè gli avv. ti "Bertolissi M. e Piva P.". Per questo appare improprio il richiamo della Autorità appellata a precedenti giurisprudenziali della Suprema Corte in tema di "studio associato" e/o associazione tra professionisti, ai quali non è stata riconosciuta la capacità di stare in giudizio in persona dei suoi componenti. Va invece accolta la seconda eccezione di sopravvenuta carenza di interesse alla decisione dell'odierno gravame, in quanto le tariffe che il Comune di Sandrigo ha contestato sono state rideterminate con la deliberazione dell'A.A.T.O. Bacchiglione, come è dato inequivocabilmente evincere dall'ultimo capoverso della deliberazione n. 11 del 22.12.2003 (richiamata dalla difesa della Autorità appellata): Considerato che una nuova determinazione della tariffa S.I.I. deve essere effettuata anche per l'esercizio del 2003, e dal punto 1 del deliberato, laddove si dà atto che le previsioni contenute nel Piano d'Ambito approvato vanno a ricomprendere o modificare, ove non compatibili, le previsioni del Piano economico-finanziario approvato dall'Assemblea con propria deliberazione n. 13 di reg. del 30.12.2002 (vale a dire la deliberazione, la cui impugnativa il Comune di Sandrigo reitera in questa sede). Il Comune di Sandrigo non è convinto che la modifica delle tariffe (peraltro, in senso peggiorativo), intervenuta nelle more del presente giudizio, possa determinare ex se il venir meno dell'interesse alla impugnativa, perché il provvedimento sopravvenuto non sarebbe idoneo a fare emergere una situazione tale da rendere certa e definitiva l'inutilità della sentenza, anche sotto il profilo meramente strumentale e morale. L'iniziativa del Comune di Sandrigo non potrebbe, quindi, rimanere senza giudiziale risposta, anche perché lo stesso, in caso di pronuncia favorevole, potrebbe proporre un'azione risarcitoria avanti il giudice ordinario (si veda sent. Corte Costituzionale n. 204/04), e perché la presenza di un interesse morale alla decisione non potrebbe comunque essere disconosciuta. Le obiezioni alla dichiarazione di sopravvenuta carenza di interesse alla decisione di un ricorso, che ha ad oggetto un provvedimento che è stato interamente superato da altro provvedimento, la cui impugnativa (come dichiarato dalle parti) pende innanzi al TAR Veneto, non convincono. Una eventuale decisione sarebbe, infatti, del tutto inutile, non potendo influire sul provvedimento sopravvenuto, che mantiene la sua validità ed efficacia, indipendentemente dalla sorte giudiziale del provvedimento che ha sostituito. Neppure sono individuabili quei profili risarcitori e morali, la cui presenza viene data per certa dal Comune appellante, che richiama la sua legittimazione alla impugnazione degli atti sub sudice, quale ente esponenziale della comunità di riferimento, ai sensi dell'art. 3, comma 2, d.lgs. 18 agosto 2000 n. 267. La questione della legittimazione ad agire del Comune di Sandrigo meriterebbe un adeguato approfondimento, che non è possibile fare in questa sede, perché si finirebbe per valutare la correttezza della statuizione del TAR sulla giurisdizione del giudice amministrativo, che non è stata contestata dalla Autorità appellata (secondo il TAR, la controversia non attiene a rapporti individuali di utenza, poiché il Comune agisce chiaramente come ente esponenziale di interessi dei propri cittadini e come tale ha sollevato questioni di carattere generale che non riguardano il singolo utente del servizio né comportano conseguenze immediate di natura patrimoniale sulle posizioni individuali dell'utente stesso). Quello che si può affermare, al fine di escludere la presenza di profili risarcitori e morali del Comune, il quale dichiara di avere un interesse ad una decisione che dia "conto della oculatezza ed efficacia della pregressa gestione del servizio idrico da parte del Comune di Sandrigo, rispetto a quello di altri comuni (i.e., opere acquedottistiche realizzate senza accensione di mutui, qualità del servizio fornito, etc.)", è che l'interesse fatto valere dall'appellante sfugge ad una precisa definizione idonea a circoscriverne il reale contenuto, dal momento che tale interesse è sovrapponibile all'interesse che ogni utente del servizio ha ad ottenere una tariffa del servizio idrico, che sia congrua con gli investimenti che il Comune ha effettuato con le proprie risorse per migliorare il servizio fornito. Il pregiudizio derivante dalla determinazione della tariffa per il servizio idrico, fissata senza tenere conto degli investimenti che il Comune ha eseguito senza ricorrere all'accensione di mutui, è destinato a ricadere interamente sugli utenti comunali del servizio, i cui interessi sono già individualmente azionabili. L'interesse morale, quindi, del Comune a vedersi riconosciuta in sede giurisdizionale l'oculatezza ed efficacia della pregressa gestione del servizio idrico, coincide interamente con l'interesse economico dei singoli utenti, a motivo delle conseguenze di ordine patrimoniale che il mancato riconoscimento delle opere acquedottistiche realizzate senza accensione di mutui, ha avuto nella determinazione nella tariffa per il servizio idrico, che il Comune stesso ritiene pregiudizievole di un suo interesse alla buona fama di amministratore oculato. L'appello va, pertanto, dichiarato improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse. Le spese e gli onorari di giudizio possono essere compensati. P.Q.M. Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione Sesta, dichiara l'improcedibilità dell'appello in epigrafe. Compensa le spese. Ordina che la presente decisione sia eseguita dall'Autorità amministrativa. Così deciso in Roma, il 26 novembre 2004 dal Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta) nella Camera di Consiglio con l'intervento dei Signori: Giorgio GIOVANNINI Presidente Luigi MARUOTTI Consigliere Giuseppe ROMEO Consigliere Est. Francesco D'OTTAVI Consigliere Domenico CAFINI Consigliere Presidente Consigliere Segretario DEPOSITATA IN SEGRETERIA il..................................... (Art. 55, L.27/4/1982, n.186) Il Direttore della Sezione CONSIGLIO DI STATO In Sede Giurisdizionale (Sezione Sesta) Addì...................................copia conforme alla presente è stata trasmessa al Ministero.............................................................................................. a norma dell'art. 87 del Regolamento di Procedura 17 agosto 1907 n.642 Il Direttore della Segreteria ......