TARIFFE PER INCARICHI DI PROGETTAZIONE



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Quando i contratti d'appalto sono rinnovabili



































































































Ric Ric. n.752/2003                                                               Sent. n. 2653/03 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto, prima sezione, con l’intervento dei signori magistrati Stefano Baccarini               - Presidente Angelo De Zotti                             - Consigliere, relatore Angelo Gabbricci                - Consigliere SENTENZA sul ricorso n. 752/2003, proposto da ORDINE DEGLI INGEGNERI DELLA PROVINCIA DI TREVISO, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dagli avv. Luigi Ronfini e Franco Zambelli, con elezione di domicilio presso lo studio del secondo, in Mestre (Ve), via Cavallotti n. 22; contro il COMUNE di CONEGLIANO (TV), in persona del Sindaco pro tempore, non costituito in giudizio; e nei confronti dell’AUTORITA’ PER LA VIGILANZA SUI LAVORI PUBBLICI, in persona del Presidente p. t., rappresentata e difesa dall’Avvocatura distrettuale dello Stato, domiciliataria ex lege; per l'annullamento dell’avviso prot. n. 10043/AST del 27 febbraio 2003 del Dirigente del Comune di Conegliano – Area Servizi del Territorio, concernente la selezione dei soggetti qualificati per l’affidamento dell’incarico fiduciario, relativamente alla realizzazione di un “Sottopasso Ferroviario sulla linea Venezia-Udine per il collegamento di via Friuli e via Maggiore Piovesana”, nella parte relativa gli onorari professionali; Visto il ricorso notificato l’8.4.2003 e depositato presso la Segreteria l’11.4.2003, con i relativi allegati; visti gli atti tutti di causa; uditi all’udienza camerale del 16 aprile 2003 (relatore il Consigliere Angelo De Zotti), gli avvocati: Maso, in sostituzione di Ronfini per la parte ricorrente, e l’Avv. dello Stato Cerillo per l’Autorità per la Vigilanza sui Lavori Pubblici; considerato che, per il combinato disposto dell’art. 23, XI comma, e dell’ art. 26, IV e V comma, della l. 6 dicembre 1971, n. 1034, nella camera di consiglio fissata per l’esame dell’istanza cautelare, il Collegio, accertata la completezza del contraddittorio, verificato che non v’è necessità di procedere ad adempimenti istruttori e sentite sul punto le parti presenti, può definire il giudizio con sentenza succintamente motivata; che, nel corso dell’udienza camerale fissata nel giudizio in epigrafe, il Collegio ha comunicato alle parti presenti come, all’esito, avrebbe potuto essere emessa decisione in forma semplificata, e queste non hanno espresso rilievi o riserve; che sussistono i presupposti per pronunciare tale sentenza nella presente controversia. Ritenuto in fatto e considerato in diritto: che la legittimazione dell’Ordine degli Ingegneri ad impugnare gli atti in epigrafe non appare contestabile: gli ordini professionali, infatti, sono legittimati a difendere in sede giurisdizionale gli interessi di categoria dei soggetti di cui hanno la rappresentanza istituzionale non solo quando si tratti della violazione di norme poste a tutela della professione stessa, ma anche ogniqualvolta si tratti di perseguire comunque il conseguimento di vantaggi, sia pure di carattere puramente strumentale, giuridicamente riferibili alla sfera della categoria (cfr. Cons. St., sez. V, 7 marzo 2001, n. 1339; sez. VI, 3 giugno 1996, n. 624), con l’unico limite derivante dal divieto di occuparsi di questioni concernenti i singoli iscritti e di quelle relative ad attività non soggette alla disciplina o potestà dell’ordine professionale; ipotesi che non rientra nella vicenda in trattazione; che il primo motivo di censura, con il quale si deduce la violazione dell’art. 7 comma 1^ lett. i) punto 6 della legge 166/2002 (che ha introdotto nell’art. 17 della legge 109/94 il comma 12 ter) è fondato: la norma suddetta stabilisce, infatti, che “fino all’emanazione del decreto ivi previsto continua ad applicarsi quanto stabilito nel decreto del Ministro della giustizia del 4 aprile 2001, pubblicato nella G.U. n. 96 del 26 aprile 2001”; che la norma ha inteso, com’è noto, fare salvi in via transitoria, fino alla revisione prevista dalla stessa legge, i minimi tariffari stabiliti con il D.M. 4 aprile 2001, allo scopo di impedirne il venir meno a seguito dell’intervenuta impugnazione del decreto di approvazione delle tariffe dinanzi al Tar del Lazio; che pertanto, a giudizio del Collegio, diversamente da quanto ritenuto dall’Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici nella determinazione n. 30/2002 le cui conclusioni sono recepite nel provvedimento impugnato, il richiamo contenuto nella norma alla disciplina del D.M. 4 aprile 2001 non ha natura formale ma recettizia: la norma, introdotta ad hoc, ne ha recepito, cioè, il suo contenuto attuale sussumendo la disciplina regolamentare nella fonte primaria al fine specifico di conferirle stabilità indipendentemente dalle vicende dell’atto regolamentare sottostante, gravato di impugnazione e suscettibile, come tale, di annullamento; che per effetto di tale recepimento e della novazione della fonte, l’annullamento del D.M. 4 aprile 2001 successivamente intervenuto per vizi del procedimento, pur esplicando la sua ordinaria incidenza caducatoria sulla fonte formale della disciplina, non ha assunto, diversamente da quanto ritenuto nel parere dell’autorità per la vigilanza, alcuna rilevanza sul piano effettuale e cioè ai fini dell’applicazione delle tariffe minime inderogabili, che sono rimaste ferme non più perché fissate nel decreto annullato ma perché incorporate e rese stabili nella legge di recepimento; che tale conclusione non appare inficiata dal disposto del comma 14 ter dell’art. 17, che stabilisce che sino all’emanazione delle decreto previsto dall’art. 12 bis continuano ad applicarsi le tariffe professi......