TERMINI DI PAGAMENTO



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Bandi: il prezzo non può essere componente determinante



































































































N N. 00469/2010 REG.DEC. N. 06890/2009 REG.RIC. REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta)   ha pronunciato la presente   DECISIONE Sul ricorso numero di registro generale 6890 del 2009, proposto da: Ministero della Giustizia, rappresentato e difeso dall'Avvocatura Generale, domiciliata per legge in Roma, via dei Portoghesi, 12; contro Confcommercio, Fipe, Angem, rappresentati e difesi dall'avv. Carlo Piccirillo, con domicilio eletto presso Carlo Piccirillo in , via R. Grazioli Lante 70; per la riforma della sentenza del T.A.R. LAZIO - ROMA: SEZIONE I QUA n. 06277/2009, resa tra le parti, concernente della sentenza del T.A.R. LAZIO - ROMA: SEZIONE I QUA n. 06277/2009, resa tra le parti, concernente della sentenza del T.a.r. Lazio - Roma: Sezione I Qua n. 06277/2009, resa tra le parti, concernente AFFIDAMENTO SERVIZIO DI RISTORAZIONE PERSONALE POLIZIA PENITENZIARIA -MCP-...   Visto il ricorso in appello con i relativi allegati; Visti gli atti di costituzione in giudizio di Confcommercio e di Fipe e di Angem; Viste le memorie difensive; Visti tutti gli atti della causa; Relatore nell'udienza pubblica del giorno 12 gennaio 2010 il Cons. Sergio De Felice e uditi per le parti gli avvocati Carlo Piccirillo e l'Avvocato dello Stato Antonio Grumetto; Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.   FATTO Con ricorso proposto innanzi al Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio le associazioni odierne appellate agivano per l’annullamento del bando di gara come sopra specificato, degli allegati schemi di contratto e dei capitolati tecnici, con particolare riguardo alla iniquità e nullità delle clausole relative al termine di pagamento del corrispettivo e alla decorrenza e misura degli interessi moratori. Il giudice di primo grado decideva il ricorso in forma semplificata ritenendolo manifestamente fondato, rilevando: la legittimazione processuale delle ricorrenti associazioni sulla base dell’articolo 8 del D.Lgs.231 del 2002; la violazione dell’articolo 4 del D.Lgs.231 del 2002 della clausola, inserita nel bando, che prevede il pagamento del corrispettivo solo dopo sessanta giorni dal ricevimento della fattura; la iniquità per violazione dell’articolo 4 della clausola del contratto che prevede la decorrenza degli stessi interessi moratori solo dopo che siano decorsi centottanta giorni dalla scadenza del termine, dovendo gli stessi decorrere dal giorno successivo alla suddetta scadenza; la violazione dell’articolo 5 del D.Lgs.231 del 2002 della clausola del contratto di appalto che stabilisce un saggio di interesse con riguardo agli interessi moratori nella misura del tasso di interesse della Banca Centrale Europea, senza applicazione della maggiorazione prevista nella menzionata disposizione normativa di sette punti percentuali. Avverso tale sentenza, ritenendola ingiusta, propone appello l’Amministrazione della Giustizia, deducendo le seguenti censure: 1) in via preliminare, si pongono dubbi sulla legittimazione delle ricorrenti associazioni di categoria, che non hanno partecipato alla gara; 2) inoltre la immediata impugnabilità delle clausole è possibile solo in caso di clausole preclusive alla partecipazione; 3) nel merito si osserva che la deroga all’articolo 4 è ammessa dalla medesima legge, che fa riferimento ad un possibile accordo tra le parti agli articoli 4 e 7, che richiede la giustificazione per ragioni obiettive. Nella specie 18 imprese hanno presentato istanza di ammissione, 14 sono state ammesse a presentare l’offerta e soltanto sei offerte sono pervenute nei termini e quindi è stata effettuata l’aggiudicazione ad una di esse. L’appellante Ministero deduce sia in ordine alla esistenza di ragioni obiettive, che rendono valide tali clausole, sia in ordine alla accettazione delle stesse da parte dei partecipanti. Si giustifica la particolarità delle clausole di favore per l’Amministrazione, per la sua particolare posizione: il Ministero appaltante, una volta ricevuta la fattura, deve provvedere all’esame della stessa e alla verifica della corrispondenza del numero dei pasti, ad emettere il decreto di liquidazione e inviare il medesimo tramite SICOGE alla ragioneria Provinciale dello Stato per il controllo preventivo ex lege; successivamente si provvede al controllo su tale decreto di liquidazione e al successivo accreditamento della somma da parte della Ragioneria Provinciale dello Stato al conto corrente bancario del creditore. Inoltre, le partecipanti formulano l’offerta nella piena conoscenza di tali clausole e le concorrenti hanno formulato la loro offerta, non solo accettandone quindi i contenuti, ma soprattutto modulando il prezzo in relazione alle varie clausole, tra le quali quelle contestate. Si sono costituite le appellate associazioni, che deducono in via preliminare che l’appello è stato proposto soltanto dal Ministero della Giustizia, mentre il bando è stato indetto dal Provveditorato Regionale della Amministrazione Penitenziaria del Lazio. Nel merito chiedono il rigetto dell’appello perché infondato e perché sono da ritenersi inique le clausole contestate che, se rettamente formulate, avrebbero consentito una maggiore partecipazione di imprese alla gara stessa. Con ordinanza adottata alla camera di consiglio del 22 settembre 2009 questa Sezione, in sede cautelare, ha accolto la richiesta di sospensione di esecutività della impugnata sentenza. Alla udienza pubblica del 12 gennaio 2010 la causa è stata trattenuta in decisione. DIRITTO 1.Va rigettata la eccezione preliminare di inammissibilità dell’appello sollevata dalle appellate associazioni, che deducono tale vizio sulla base della circostanza che l’appello risulta proposto dal solo Ministero della Giustizia, mentre gli atti impugnati (il bando) sarebbero stati emessi dal Dipartimento della Amministrazione Penitenziaria e dal Provveditorato. L’eccezione è infondata. E’ principio noto che quando parte in giudizio, nella specie, attorea, sia una amministrazione dello Stato, valga sempre il principio della esclusiva legittimazione del Ministero in persona del Ministro p.t., tanto che addirittura qualsiasi errore sul Ministero interessato o sull’organo competente sarebbe irrilevante (così Cassazione 10 luglio 1991, n.7642). Nella specie, è perfettamente appropriato che l’appello sia stato proposto dal Ministero, in persona del Ministro pro tempore, come prevede la disciplina in materia di rappresentanza dello Stato in giudizio. La particolare disciplina in favore dello Stato (r.d. 1611 del 1933 e L.260 del 1958), nel senso della unitarietà della persona giuridica statale, è da giustificarsi, quando lo Stato è convenuto, con la esigenza di facilitare lo Stato, evitandogli difficoltà o inutili operazioni che ritardano le sue difese, e di fare giungere subito la lite all’organo competente. Quando lo Stato è attore (nella specie è appellante) esso è sempre persona giuridica unitaria e eventuali errori sugli organi competenti – che nella specie neanche sussistono, avendo il Ministero, difeso dalla Avvocatura dello Stato, agito in persona del Ministro pro tempore, in presenza di bando adottato dal Dipartimento o dal Provveditorato, che sono articolazioni o strutture della organizzazione ministeriale – non provocherebbero alcun danno alla controparte e potrebbero essere comunque essere corretti liberamente e in ogni tempo dalla Avvocatura dello Stato. 2.Con il primo motivo di appello il Ministero della Difesa deduce la carenza delle condizioni dell’azione, il difetto di legittimazione ad agire delle ricorrenti associazioni rappresentative, perché estranee alla gara, e il difetto di interesse attuale, in quanto sarebbero immediatamente impugnabili soltanto le clausole del bando immediatamente preclusive alla partecipazione delle imprese.