TIROCINI FORMATIVI: NON SUSSISTE RAPPORTO NE’ SUBORDINATO, NE’ AUTONOMO



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CONDIZIONI PERCHE’ UNA CASA DI RIPOSO POSSA ESSERE ONLUS



































































































TAR ABRUZZO - PESCARA - sentenza 4 novembre 2004 n   TAR ABRUZZO - PESCARA - sentenza 4 novembre 2004 n. 883 - Pres. Catoni, Est. Di Giuseppe - Pastore e altri (Avv.ti Di Giovanni e Grossi) c. Comune di Pescara (Avv. Di Marco) e Flacco (avv. Serra) - (dichiara inammissibile il ricorso per difetto di interesse dei ricorrenti). (omissis) per l’annullamento della deliberazione di Giunta comunale 1.9.2003 n. 584, relativa a modifica del regolamento comunale degli uffici e servizi e della disciplina dell’accesso, nonché della deliberazione della stessa Giunta 1.9.2003 n. 585, relativa ad attribuzione di una borsa di studio. (omissis) F A T T O Con ricorso notificato il 14.11.2003 e depositato il 27.11.2003 il Senatore dr. Pastore Andrea ed altri quattro consorti di lite in epigrafe indicati, quali Consiglieri in carica del Comune di Pescara, hanno impugnato la delibera 1.9.2003 n. 584 con cui la Giunta comunale ha modificato il regolamento relativo agli uffici e servizi comunali ed alla disciplina dell’accesso all’impiego, introducendovi l’art. 22 bis, intitolato borse di studio e tirocini formativi, che prevede la possibilità di accogliere presso le strutture comunali giovani diplomati o laureati per lo svolgimento di un tirocinio formativo non retribuito e che conferisce al Sindaco la facoltà di attribuire borse di studio a giovani laureati particolarmente meritevoli per l’effettuazione presso l’Ente o altre istituzioni pubbliche di studi a carattere innovativo attinenti alle funzioni degli organi e dei servizi del comune, sulla base di un percorso formativo da concordare con il Capo di Gabinetto. Con lo stesso ricorso, gli interessati hanno impugnato, altresì, la delibera 1.9.2003 n. 585 con cui la stessa Giunta, in immediata applicazione della sopra trascritta norma regolamentare appena introdotta, ha stabilito di esprimere parere favorevole al conferimento da parte del Sindaco di una borsa di studio, dell’importo annuale di € 11.000,00 (undicimila/00), in favore della dr. Flacco Barbara, laureata con il massimo dei voti in lingue e letterature straniere, per l’effettuazione presso l’Ente di "studi a carattere innovativo attinenti ai progetti comunitari". A sostegno del ricorso sono dedotti i seguenti motivi: I- violazione dell’art. 97 della Costituzione, degli artt. 7 e 48, comma 3, del D.Lgs. n. 267 del 2000 e succ. modif. ed integr., dell’art. 35 del D.Lgs. n. 165 del 2001 e succ. modif., dell’art. 54 dello Statuto comunale, nonché incompetenza e parzialità, poiché (in sintesi) nel sistema delineato dalle succitate norme l’accesso all’impiego è governato da principi cardine quali procedimenti selettivi idonei a garantire imparzialità e trasparenza, adeguata pubblicità delle procedure selettive, idonee modalità di verifica del possesso dei requisiti attitudinali e professionali, commissioni di concorso che assicurino imparzialità e professionalità; al Consiglio comunale è attribuita (dall’art. 48 cit.) la competenza a dettare i criteri generali che debbono presiedere all’organizzazione degli uffici ed alla disciplina dell’accesso all’impiego nell’Ente, mentre alla Giunta è riservata la competenza ad adottare il regolamento attuativo che deve attenersi a tali criteri generali. Ove, peraltro, non si ritenga necessaria una previa deliberazione consiliare, i sopra ricordati principi cardine risultano stabiliti dall’art. 54 dello Statuto comunale ed in ogni caso sono indicati dall’art. 35 cit. che funge da norma quadro. Senonchè, l’art.22 bis inserito nel regolamento in discorso dalla delibera n. 584 del 2003 appare discordante con tali principi, giacchè per l’accesso dei tirocinanti si richiede una semplice istanza degli interessati, senza necessità di alcun requisito o di alcuna procedura selettiva, sicchè la scelta dei giovani da introdurre negli uffici dell’Ente risulta assolutamente discrezionale, mentre per l’attribuzione di borse di studio non è, peraltro, richiesta neppure un’istanza, essendo il relativo conferimento rimesso alla facoltà del Sindaco. D’altro canto, la contemporanea delibera n. 585 del 2003 esprime parere favorevole all’attribuzione di una consistente borsa di studio a persona già individuata, escludendo perfino la possibilità per altri soggetti interessati di avanzare richiesta in tal senso. II- eccesso di potere per difetto di motivazione, illogicità e contraddittorietà manifeste, travisamento dei fatti, poiché (in sintesi) la delibera n. 584 del 2003 si basa sulla relazione del Capo di Gabinetto, ma da quest’ultima emerge che è il Sindaco a ritenere opportuna la modifica del regolamento in discorso, sicchè il dirigente firmatario non ne assume la paternità; in ogni caso la norma introdotta contrasta con gli artt. 2 e 5 dello stesso regolamento che prescrivono procedure selettive; peraltro, nella predetta relazione si asserisce che il tirocinio debba essere consentito a giovani diplomati o laureati particolarmente brillanti, mentre la succitata delibera elimina tale requisito. D’altra parte, la contemporanea delibera n. 585 del 2003 trasforma lo scopo della borsa di studio (come individuato nella presupposta delibera) in quello relativo a studi ed approfondimenti in materia di legislazione riguardante i progetti comunitari, tanto pure in contraddizione con la relazione del Capo di Gabinetto; peraltro, viene scelta per tal genere di studi giuridico-economici una laureata in lingue e letterature straniere. III- violazione degli artt. 91 e 92 del D.Lgs. 267 del 2000 e degli artt.19, comma 6, 35, comma 3, e 36 del D.Lgs. n. 165 del 2001, poiché (in sintesi) nel caso di specie non ricorrono i presupposti per fare ricorso a collaborazioni esterne, al di fuori della dotazione organica, com’è consentito per obiettivi determinati e con convenzioni a termine per le figure di alto contenuto professionale. IV- violazione dell’art. 42, comma 2 lett. I) del d.Lgs. n. 267 del 2000, poiché (in sintesi) le modalità d’imputazione della spesa, come risultanti dalla delibera n. 585 del 2003, lasciano intendere che da una parte si è trattato di incarico di collaborazione esterna (tit. 1-funz. 1-serv. 8-int. 3-cap. 236000), ma senza il rispetto della prescritta procedura selettiva, e, dall’altra, di spesa che impegna più esercizi, quindi di competenza del Consiglio e non della Giunta. V- violazione dell’art. 54 dello Statuto comunale, nonché dell’art. 7 del C.C.N.L. e dell’art. 4 del contratto integrativo decentrato, poiché (in sintesi) per le scelte fondamentali attinenti all’organizzazione operativa dell’Ente lo Statuto promuove il previo confronto con le organizzazioni sindacali, che nel caso di specie non risulta attuato. Per resistere si è costituito in giudizio il Comune di Pescara la cui difesa, con memorie depositate in data 2.12.2003 e 27.3.2004, ha eccepito l’inammissibilità del ricorso per difetto di legittimazione attiva dei ricorrenti e per carenza d’interesse a ricorrere diretto, attuale e concreto, in quanto dagli atti impugnati non risulta affatto leso il munus di consigliere comunale da ciascuno dei ricorrenti rivestito, oltrechè per mancata impugnazione dell’atto dirigenziale 28.11.2003 di conferimento della borsa di studio; ha peraltro controdedotto nel merito del ricorso, chiedendone il rigetto. Si è costituita in giudizio anche la controinteressata dr. Flacco Barbara la cui difesa, con memoria depositata il 3.12.2003, ha eccepito l’inammissibilità del ricorso, per carenza d’interesse a ricorrere e per difetto di legittimazione attiva in capo ai ricorrenti, ed ha controdedotto nel merito, chiedendone il rigetto. Con memoria depositata il 27.3.2004 la difesa dei ricorrenti ha controdedotto in ordine alle avverse eccezioni ed argomentazioni, insistendo per l’accoglimento del ricorso. Con sentenza 1 luglio 2004 n. 670 il TAR ha disposto incombenti istruttori a carico del Comune che ha adempiuto mediante deposito della documentazione richiesta. D I R I T T O Il ricorso in esame è diretto all’annullamento di una deliberazione di giunta comunale relativa ad una modifica del regolamento comunale degli uffici e servizi e della disciplina dell’accesso all’impiego nell’ente, nonché della conseguente deliberazione applicativa. I ricorrenti sono consiglieri comunali ed in tale qualità propongono il ricorso, in quanto ritengono leso il loro munus di consigliere: essi sostengono (in sintesi) che la modifica al regolamento in discorso sia tale da incidere sui criteri generali e principi che debbono presiedere all’organizzazione degli uffici comunali ed alla disciplina dell’accesso all’impiego nell’ente, criteri generali e principi che, secondo la legislazione vigente, debbono essere (e sono stati a suo tempo) prestabiliti dal consiglio comunale ed ai quali la giunta comunale deve attenersi nel regolamentare tali materie; pertanto, la deliberazione del secondo organo, che abbia integrato il regolamento in discorso introducendo un criterio generale nuovo, secondo i ricorrenti è lesiva del loro munus, poiché sottrae al consiglio comunale la competenza a dettare i criteri generali sulla materia di che trattasi.