VARIANTI A PIANI ESECUTIVI CONVENZIONATI



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N N. 00693/2011REG.SEN. N. 07223/2010 REG.RIC. REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta) ha pronunciato la presente SENTENZA   sul ricorso numero di registro generale 7223 del 2010, proposto da: Valter Ciravegna, rappresentato e difeso dagli avv. Mario Contaldi, Chiara Servetti, con domicilio eletto presso Mario Contaldi in Roma, via Pierluigi Da Palestrina, 63; contro Comune di Carru', rappresentato e difeso dall'avv. Paolo Scaparone, con domicilio eletto presso E Associati Srl Grez in Roma, corso Vittorio Emanuele II, 18; Paola Pirone; nei confronti di Alba 97 Srl, rappresentato e difeso dagli avv. Gabriele Pafundi, Alessandro Sciolla, Sergio Viale, con domicilio eletto presso Gabriele Pafundi in Roma, viale Giulio Cesare, 14 - A4; Intradomus Sas di Alessandro Bertone & C., Laura Balocco, Dario Urbano, Mirella Urbano, Tiziana Urbano, Ivana Chiecchio, Alessandro Massardo, Barbara Barbero Rosso, Alessandro Bono, Ruggero Filipponi, Renata Sardo, Delinda Mancosu, Diego Mino, Ivo Panero, Silvia Delpiano, Maria Assunta Bagnasco, Livio Aimo, Davide Giuseppe Rocca, Michele Rocca, Maria Sciolla; per la riforma della sentenza del T.A.R. PIEMONTE - TORINO: SEZIONE I n. 02847/2010, resa tra le parti, concernente APPROVAZIONE VARIANTE AL PEC - RIS.DANNI   Visti il ricorso in appello e i relativi allegati; Visti gli atti di costituzione in giudizio di Comune di Carru' e di Alba 97 Srl; Viste le memorie difensive; Visti tutti gli atti della causa; Relatore nell'udienza pubblica del giorno 17 dicembre 2010 il Cons. Sergio De Felice e uditi per le parti gli avvocati Servetti, Scaparone, Pafundi e Sciolla; Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.   FATTO Con ricorso proposto innanzi al Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte l’attuale appellante Ciravegna Valter proponeva le seguenti domande: l’annullamento della variante deliberata dal consiglio Comunale di Carrù e dei consequenziali titoli edilizi rilasciati; la declaratoria di nullità dell’atto di vendita con cui è stata ceduta ai privati l’area prima vincolata a verde pubblico sulla base della originaria convenzione urbanistica; la abusività del muro di contenimento realizzato; la condanna al risarcimento dei danni. Il ricorrente premetteva che la società Alba 97, che aveva nel 2003 con lui sottoscritto convenzione attuativa di un PEC, approvato con delibera di Consiglio Comunale n.38 del 2002, aveva presentato progetto di variante avente a oggetto esclusivamente l’area a verde pubblico situata a margine della via Checco, area prevista in dismissione su area di sola proprietà della società Alba 97; per effetto di tale variante l’area in questione - di cui era prevista la dismissione al Comune e la destinazione a verde pubblico - rimaneva in proprietà esclusiva della società Alba, che la destinava a verde privato previa monetizzazione a favore del Comune. Il Comune con nota del 28 maggio 2007 comunicava al signor Ciravegna, ricorrente odierno appellante, l’avvio del procedimento inteso alla approvazione della variante proposta; l’avvisato riscontrava tale nota rappresentando che aveva alienato con atto del 19 settembre 2007 alla società Intradomus i suoi terreni compresi nel PEC, tranne il mappale 778; con delibera consiliare n.44 del 2007 il Comune quindi approvava la proposta di variante al PEC; con atto notarile del 15 gennaio 2008 la società Alba srl alienava ai signori Filipponi-Sardi, proprietari del lotto 20 del PEC, la area in questione. Il ricorrente di primo grado proponeva ricorso avverso tale variante con il quale deduceva quanto segue: 1) illegittimità per omessa acquisizione del suo consenso, in quanto sussiste la necessità di acquisire l’assenso e comunque la partecipazione di tutti i proprietari convenzionati al fine di modificare la convenzione; 2) violazione dell’art. 78 TUEL in quanto la variante è stata approvata con la partecipazione favorevole del consigliere comunale Piero Aimo, genitore di Aimo Livio, titolare del lotto 15 e quindi interessato alla variante; 3) illegittimità e abusività del muro di contenimento alto mediamente 3 metri, posto sul confine dell’area trasformata a verde privato mediante modificazione del piano di campagna; 4) invalidità degli atti di alienazione successivi alla illegittima variante; 5) il ricorrente proponeva altresì azione risarcitoria. Il giudice di primo grado, con la sentenza impugnata, respingeva in parte il ricorso ritenendolo infondato e in parte lo dichiarava inammissibile. In particolare, il primo giudice così statuiva: 1) rigettava la censura relativa alla esigenza di adeguata partecipazione e consenso del Ciravegna, valorizzando la comunicazione da questi effettuata con la quale, in risposta all’avviso di avvio del procedimento teso alla variante della convenzione, precisava che egli aveva alienato i suoi fondi alla società Intradomus; il primo giudice inoltre osservava che non è necessario il consenso unanime dei partecipanti alla convenzione, per approvare la variante, ma ai sensi delle norme applicabili, erano sufficienti i due terzi; 2) veniva rigettata la censura relativa alla violazione dell’art. 78 del TUEL, ritenendosi che non sussiste l’interesse immediato e diretto tra la posizione del congiunto (figlio del consigliere comunale Aimo, proprietario del lotto 15) e la variante approvata, che riguarda i lotti 20 e 22; 3) venivano dichiarate inammissibili le censure riguardanti il comportamento consistente nella realizzazione del muro di mantenimento e la invalidità delle alienazioni tra privati successive alla variante asseritamente illegittima, in quanto al di fuori della cognizione del giudice amministrativo. Avverso tale sentenza, propone appello il signor Ciravegna, il quale, dopo avere esposto i fatti e rappresentato la pendenza di procedimento penale (pagina 10 dell’appello) a carico degli amministratori comunali che hanno approvato la variante, oltre che del segretario comunale, del tecnico comunale e del legale rappresentante della società Alba, deduce i seguenti motivi di appello: 1) con il primo motivo si ripropone il vizio di violazione dell’obbligo di astensione e quindi dell’art. 78 del TUEL, contestando la motivazione del TAR secondo cui non sussisterebbe interesse diretto e immediato perché il figlio del consigliere Aimo è proprietario della particella 15, mentre la variante avrebbe toccato solo le particelle 20 e 22: secondo l’appello, la particella 15 non può non essere interessata concretamente dalla variante, che muta la destinazione di un’area oggetto della convenzione, trasformandone la destinazione da verde pubblico a verde privato; 2) con il secondo motivo di appello viene riproposto il motivo relativo alla mancata partecipazione a al mancato consenso del ricorrente-appellante e di numerosi altri lottizzanti; si sostiene che la avvenuta alienazione, come comunicata dal Ciravegna al Comune, non elimina di certo il suo interesse, anche perché il medesimo è rimasto proprietario di altra particella (mappale 778) oggetto della convenzione; si insiste nella deduzione del necessario assenso di tutti i partecipanti alla ori......