ZONIZZAZIONE ACUSTICA E ATTIVITA' ECONOMICHE INSEDIATE



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"CONTRATTI DI QUARTIERE": E' COMPETENTE IL CONSIGLIO



































































































N N. 00348/2008 REG.SEN. N. 00648/2006 REG.RIC.   REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia sezione staccata di Brescia (Sezione Prima) ha pronunciato la presente SENTENZA Sul ricorso numero di registro generale 648 del 2006, proposto da: Acciaieria Arvedi Spa, rappresentata e difesa dagli avv.ti Bruno Guareschi, Giorgio Cugurra e Stefania Vasta, con domicilio eletto presso lo studio di quest’ultima in Brescia, Via Vittorio Emanuele II n. 60 (Fax=030/2400702); contro Comune di Spinadesco, rappresentato e difeso dagli avv.ti Massimo Romolotti, Natalia Maramotti e Giovanni Onofri, con domicilio eletto presso lo studio di quest’ultimo in Brescia, Via Ferramola n. 14 (fax 030/3755220); per l'annullamento previa sospensione dell'efficacia, DELLA DELIBERAZIONE DEL CONSIGLIO COMUNALE IN DATA 25/1/2006 N. 3, RECANTE LE CONTRODEDUZIONI ALLE OSSERVAZIONI E L’APPROVAZIONE DEFINITIVA DEL PIANO DI ZONIZZAZIONE ACUSTICA DEL COMUNE DI SPINADESCO.   Visto il ricorso con i relativi allegati; Visto l'atto di costituzione in giudizio del Comune di Spinadesco; Viste le memorie difensive; Visti tutti gli atti della causa; Relatore nell'udienza pubblica del giorno 06/03/2008 il dott. Stefano Tenca e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale; Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue: FATTO La Società ricorrente è proprietaria di una vasta area – situata in parte nel Comune di Spinadesco e in parte nel territorio del Comune di Cremona – classificata come industriale dagli strumenti urbanistici e sulla quale insiste il suo insediamento produttivo. In particolare il P.R.G. del resistente Comune la inserisce in zona D4 “complessi industriali di interesse sovracomunale”. Illustra la ricorrente la propria intenzione di ampliare nel prossimo futuro lo stabilimento utilizzando la fascia di terreno limitrofa agli impianti attualmente inedificata. Il proposito è stato tuttavia ostacolato dall’amministrazione comunale di Spinadesco la quale – in sede di adozione del Piano di zonizzazione acustica (deliberazione consiliare 30/11/2004 n. 26) – ha incluso solo una parte dell’area di proprietà in classe VI “aree esclusivamente industriali”, mentre ha inserito la porzione residua (destinata all’ampliamento) in classe V “aree prevalentemente industriali”. Nel corso dell’iter di approvazione del Piano la Società presentava le proprie osservazioni, sottolineando tra l’altro che la fascia di terreno inclusa in classe V è classificata come “industriale” dal P.R.G. e risulta completamente priva di abitazioni al pari di quella limitrofa ove insistono gli impianti, con conseguente obbligo di attribuire ad entrambe la classe VI: l’istanza di modifica della classificazione acustica veniva però respinta dall’amministrazione, la quale evidenziava l’ampia discrezionalità ad essa spettante in materia, la necessità di assicurare il necessario decadimento acustico dell’impianto siderurgico esistente e la circostanza che la porzione collocata in classe V è totalmente priva di urbanizzazione. Con l’introdotto gravame – ritualmente notificato e tempestivamente depositato presso la Segreteria della Sezione – la Società ricorrente impugna il provvedimento in epigrafe, deducendo i seguenti motivi di diritto: a) Violazione della L. 447/95, della L.r. 13/2001 e della deliberazione della Giunta Regionale n. 7/9776 del 12/7/2002, la quale ultima esige la perfetta corrispondenza fra destinazione d’uso effettiva e classe acustica assegnata, tenuto conto che la classe VI comprende le aree esclusivamente interessate da attività industriali e prive di insediamenti abitativi, come quella di cui si controverte; b) Eccesso di potere per sviamento, in quanto l’inclusione in classe V – in assenza di motivazioni tecniche – comporta un surrettizio mutamento della destinazione d’uso dell’immobile, da terreno esclusivamente industriale ad area mista industriale/residenziale; c) Eccesso di potere per sviamento, in quanto il Comune si è avvalso della potestà di introdurre le classi acustiche per conseguire la differente finalità di diminuzione dei livelli di rumore; d) Eccesso di potere per carenza di istruttoria in quanto l’amministrazione, per realizzare l’obiettivo di assicurare il decadimento acustico, ha omesso di compiere un’accurata indagine tecnica sui valori limite da rispettare, sulle misure da adottare e sull’ampiezza dello spazio necessario per diminuire i livelli di rumore; e) Violazione del principio di proporzionalità, in quanto il Comune doveva individuare un’area intermedia di dimensioni tali da limitare al minimo il sacrificio da imporre all’impresa; f) Violazione di legge e dei criteri generali, in quanto l’amministrazione non ha tenuto conto delle esigenze di congruenza ed uniformità con la classificazione effettuata dai Comuni limitrofi. Il Comune di Spinadesco si è costituito in giudizio, eccependo in rito l’inammissibilità del gravame per avere la ricorrente qualificato l’attività di pianificazione come assolutamente vincolata e chiedendone la reiezione nel merito in quanto infondato. Nella memoria finale il Comune ha chiesto al Tribunale di dichiarare la sopravvenuta carenza di interesse al ricorso, invocando all’uopo la convenzione urbanistica sottoscritta dalle parti in causa in data 5/6/2007: con essa la Società si impegna a rispettare i limiti acustici previsti dalla normativa vigente e a provvedere alla realizzazione di adeguate opere di mitigazione e di compensazione ambientale. Alla pubblica udienza del 6/3/2008 il ricorso veniva chiamato per la discussione e trattenuto in decisione. DIRITTO La Società ricorrente censura la classificazione acustica introdotta dal nuovo strumento pianificatorio del Comune di Spinadesco, per effetto della quale una porzione dell’area di proprietà – destinata all’ampliamento dello stabilimento produttivo – è stata inclusa in classe V “aree prevalentemente industriali”. Osserva preliminarmente il Collegio che non sussistono dubbi circa la permanenza dell’interesse ad agire in capo alla ricorrente, malgrado la stipula della convenzione urbanistica del 5/6/2007. La giurisprudenza ha chiarito che l'improcedibilità del ricorso per sopravvenuta carenza d'interesse – al fine di evitare una sostanziale elusione del dovere del giudice di pronunciarsi sul merito della domanda – può essere dichiarata solo allorchè sussista una situazione in fatto o in diritto del tutto nuova rispetto a quella esistente al tempo della proposizione del gravame e tale da escludere con assoluta sicurezza che la sentenza di merito possa conservare una qualsiasi utilità residua, anche meramente strumentale o morale, per il ricorrente (Consiglio di Stato, sez. IV – 2/11/2004 n. 7104; T.A.R. Lazio, sez. I – 4/11/2004 n. 12370; sentenza Sezione 23/4/2004 n. 461): la pronuncia di improcedibilità, per non risolversi in un sostanziale diniego di giustizia, può dunque aver luogo soltanto quando – in esito ad un rigoroso esame – non residui in capo al ricorrente alcun vantaggio conseguibile dalla pronuncia sul merito del ricorso, anche in relazione alle eventuali conseguenze risarcitorie connesse ad un possibile accoglimento (T.A.R. Lombardia Milano, sez. II – 23/6/2004 n. 2656; sentenze Sezione 20/12/2007 n. 1364; 18/2/2008 n. 97). Nella specie è evidente che il raggiungimento di un accordo sui contenuti di un Piano urbanistico attuativo non esclude l’interesse della ricorrente alla prosecuzione e alla decisione della causa: l’obbligo previsto dall’art. 13 della convenzione, che impone di rispettare i limiti acustici vigenti, fa evidentemente riferimento alle disposizioni pianificatorie in essere, le quali potrebbero tuttavia essere annullate in caso di accoglimento del gravame con conseguente dovere – per l’amministrazione – di esercitare nuovamente il potere di programmazione acustica. Il Collegio ritiene superfluo l’esame dell’eccezione di inammissibilità sollevata dal Comune resistente, in quanto il gravame è infondato nel merito. 1. Con il primo articolato censura la ricorrente deduce la violazione della L. 447/95, della L.r. 13/2001 e della deliberazione della Giunta Regionale n. 7/9776 del 12/7/2002, la quale ultima esige la perfetta corrispondenza fra destinazione d’uso effettiva e classe acustica assegnata, tenuto conto che la classe VI comprende le aree esclusivamente interessate da attività industriali e prive di insediamenti abitativi, come quella di cui si controverte; lamenta altresì l’eccesso di potere per sviamento, in quanto l’inclusione in classe V – in assenza di motivazioni tecniche – comporta un surrettizio mutamento della destinazione d’uso dell’immobile, da terreno esclusivamente industriale ad area mista industriale/residenziale. L’articolata doglianza è priva di giuridico pregio. 2. La L.r. 13/2001 – in attuazione del disposto di cui all’art. 4 comma 1 lett. a) della L. 447/95 – detta norme per la tutela dell’ambiente esterno ed abitativo dall’inquinamento acustico (art. 1 significativamente rubricato “prevenzione”) e demanda testualmente alla Giunta regionale la definizione dei criteri tecnici di dettaglio per la redazione della classificazione acustica del territorio comunale, nel rispetto di alcune linee guida (art. 2 comma 3). Tra queste ultime la lett. a) puntualizza che la classificazione “deve essere predisposta sulla base dell......